Ognuno avanza con il suo tempo e come può. (Elena Rodigari)



 “I disabili non esistono: chiunque ha delle abilità, così come delle difficoltà. Siamo noi a determinare se ci saranno altri disabili in futuro oppure se, a partire da oggi, chiunque potrà scegliersi il futuro che sogna”. Ho letto questa frase alcuni mesi fa e, convivendo con una disabilità, posso dire che non sempre è così. Ho una disabilità fin da quando ero piccola ma, per fortuna, i miei genitori mi hanno sempre spronata lasciandomi trovare le tattiche adatte a me per svolgere le cose più banali come: allacciarmi le scarpe, i bottoni e la giacca.  Non mi hanno mai imposto i loro tempi, ma hanno sempre rispettato e accolto i miei. Da poco sono entrata nel mondo del lavoro e, posso affermare che, così come in quello scolastico, c’è poca inclusione. Spesso, la persona disabile, è ostacolata dal medico del lavoro il quale dice che il lavoro che vorresti fare (quello dei tuoi sogni) non è adatto a te; dai colleghi di lavoro che non rispettano i tuoi tempi, non ti aiutano e/o non ti danno consigli su come poter affrontare al meglio il nuovo lavoro, ma anzi, dicono a terzi che non sei in grado e da persone che dicono: “sei qui da 3 mesi…” come se si dovesse imparare in un tempo prestabilito da altri, ma non è assolutamente così, perché ogni persona ha i suoi tempi e vanno rispettati. Viviamo in una società fortemente giudicante, le accezioni negative prevalgono su quelle positive.
Un buon educatore, invece, non giudica. Noi accogliamo le difficoltà. Guidiamo con pazienza e gentilezza, passo dopo passo. Infatti, educare significa “tirar fuori”, far emergere potenzialità, bisogni, desideri, autonomie ed abilità dell’altro.

L’educatore non deve sostituirsi alla persona che ha davanti, ma aspetta, rispetta ed accoglie i suoi tempi.  “Ognuno avanza con il suo tempo e come può…e va bene così”.

Fortunatamente, nella mia vita, ho trovato anche persone che non mi hanno giudicata per questo, ma mi hanno sempre supportato.  Ma soprattutto sono grata ai bambini con cui lavoro che, certe volte, inaspettatamente, si avvicinano e mi dicono: "Ti voglio tanto bene" o "sei la mia preferita" e allora lí, ti si riempie il cuore di gioia e l'unica cosa che puoi fare è dargli un mega abbraccio. Ecco, noi adulti dovremmo imparare dai bambini ad essere più spontanei e vivere con leggerezza. I bambini trattano i coetanei con una disabilità come se fosse un bambino normodotato, non lo giudicano perché non sa fare un qualcosa, anzi cercano di aiutarlo a raggiungere gli obiettivi in comune trovando le modalità più adatte a lui.


di Elena Rodigari
(educatrice)
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